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	<title>suedive &#187; stravaganza</title>
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		<title>stravaganza 2008: mutamento</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 06:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Henry</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri]]></category>
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		<description><![CDATA[Federigo e Violante, memori del successo dell&#8217;anno scorso, hanno il piacere di invitare gli amici a &#8220;Stravaganza 2008&#8243;. Il titolo del simposio di quest&#8217;anno sarà &#8220;Mutamento&#8221;, come il logo creato per l&#8217;occasione dal nobile artista Principe di Caropepe, grafico di corte, chiaramente illustra. I nobili partecipanti saranno invitati a presentare contributi di ogni tipo su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a title="stravaganza.2008: logo" rel="lightbox" href="http://www.suedive.com/images/strav_08_grande.jpg"><img style="border: 0px;" title="stravaganza.2008: logo" src="http://www.suedive.com/images/strav_08_piccolo.jpg" alt="" width="485" height="142" /></a></p>
<p>Federigo e <a href="http://cimari.blogspot.com/" target="_self">Violante</a>, memori del successo dell&#8217;anno scorso, hanno il piacere  di invitare gli amici a &#8220;Stravaganza 2008&#8243;.</p>
<p>Il titolo del simposio di quest&#8217;anno sarà &#8220;Mutamento&#8221;, come il logo  creato per l&#8217;occasione dal nobile artista <a href="http://ilprincipesofisticato.splinder.com/" target="_blank">Principe di Caropepe</a>, grafico di  corte, chiaramente illustra.<br />
I nobili partecipanti saranno invitati a presentare contributi di ogni tipo su questo tema, preferibilmente in  prosa o versi, ma anche sotto forma di musica, fotografia, danza, grafica,  decoupage, lavori a maglia, drag show, body art e performances d&#8217;ogni tipo. I  contributi verranno presentati dagli autori stessi durante l&#8217;evento, ma coloro  che non potranno partecipare potranno inviare contributi in absentia.</p>
<p>Stravaganza 2008 si terrà allo storico Guado, nella Toscana più selvaggia e  misteriosa, <strong>sabato 2 e domenica 3 agosto</strong>.</p>
<p>I graditi ospiti sono pregati di rivolgersi con una mail a Federigo e Violante (per chi ancora non lo sapesse, Henry e Arte) per le iscrizioni il <strong>prima possibile</strong>, visti i pochi posti disponibili.</p>
<p>Vi aspettiamo, sempre vostri,</p>
<p>Violante di Belmonte e Federigo della Spiga</p>
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		<title>stravaganza 10</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jul 2007 21:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Henry</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[stravaganza]]></category>

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		<description><![CDATA[(Capitoli Precedenti: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9) Vedr&#242; con mio dilettol&#39;alma dell&#39;alma mia,il cor di questo cor,pien di contento.E se dal caro oggetto,lungi convien che siasospirer&#242; penandoogni momento. &#160; Giustino (1724) &#8211; A. Vivaldi Atto Primo, Scena Settima&#160; &#160; Ho lasciato che ore si sommassero a ore, giorni a giorni, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<span style="font-size: 95%">Capitoli Precedenti: <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza.html">1</a>, <a href="http://www.suedive.com/?p=207">2</a>, <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza-3.html">3</a>, <a href="http://www.suedive.com/?p=212">4</a>, <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/04/stravaganza-5.html">5</a>, <a href="http://www.suedive.com/?p=218">6</a>, <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/04/stravaganza-6.html">7</a>, <a href="http://www.shibumi.it/2007/05/10/stravaganza-8-vanita/">8</a>, <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/05/stravaganza-9.html">9</a>)</span>
<div align="right" style="font-size: 95%; font-style: italic">Vedr&ograve; con mio diletto<br />l&#39;alma dell&#39;alma mia,<br />il cor di questo cor,<br />pien di contento.<br />E se dal caro oggetto,<br />lungi convien che sia<br />sospirer&ograve; penando<br />ogni momento.</div>
<div align="right" style="font-size: 95%; font-style: italic">&nbsp;</div>
<div align="right" style="font-size: 95%; font-style: italic"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giustino_(Vivaldi)">Giustino</a> (1724) &#8211; A. Vivaldi</div>
<div align="right" style="font-size: 95%; font-style: italic">Atto Primo, Scena Settima&nbsp;</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho lasciato che ore si sommassero a ore, giorni a giorni, come a desiderare di non dovermi mai addentrare in questa parte di storia, che cosi&rsquo; direttamente mi ha toccato e che, fino a qualche giorno fa non ho mai capito veramente. Poi ho trovato il diario di Alessio e solo allora tutto e&rsquo; divenuto chiaro. </p>
<p>Ricordo, del giorno del ritratto, ogni dettaglio, ogni colore e battito di ciglia, ma su tutto, piu&rsquo; che gli sguardi degli amanti novelli e delle anime infelici protagoniste di quel pomeriggio, nella mia mente si ergono le parole che Violante stessa mise sulle labbra della giovane Clotilde, l&rsquo;innamorata Clotilde, la sorridente, l&rsquo;innocente, la povera Clotilde: le parole d&rsquo;un aria che Don Vivaldi aveva fatto ascoltare tempo prima alla marchesa e di cui, ella, aveva subito intuito la potenza seduttrice, senza pero&rsquo; immaginare come, quelle parole, contenessero in loro un presagio del proprio destino.</p>
<p> <span id="more-239"></span> Aveva presenziato essa stessa ai preparativi, curando ogni dettaglio, come se stesse mettendo in scena un&rsquo;opera dal cui successo dipendesse la sua stessa vita. Aveva fatto preparare, sul retro del giardino di palazzo Belmonte, un angolo per il terzetto d&rsquo;archi che avrebbe accompagnato la voce di Clotilde. Alla sinistra della pedana di legno su cui si sarebbero esibiti I musici, sotto l&rsquo;ombra gentile del salice piangente, aveva fatto disporre una grande tela bianca, posta in modo tale che il pittore avrebbe mostrato poco piu&rsquo; che un terzo del viso a Clotilde,&nbsp; che invece si sarebbe trovata davanti gli occhi magnetici di Federigo e, piu&rsquo; indietro, quelli rapaci d&rsquo;ella stessa<br />Quando all&rsquo;ora pattuita io ed Alessio arrivammo in giardino, Clotilde, rossa in volto, cercava di sfuggire a Violante che ridendo la inseguiva girando attorno al salice. Le risa argentine della giovane, le mani ad aprirsi il varco tra le fronde, cessarono nell&rsquo;attimo esatto in cui i suoi occhi incontrarono quelli di Alessio.</p>
<p>- Marchesa Belmonte, signorina Clotilde &ndash; Alessio si inchino&rsquo; alla presenza delle due donne.<br />- Vi stavamo aspettando, Alessio &ndash; anche Violante si era fatta seria &ndash; ecco la vostra tela ed i pennelli. Il Conte arrivera&rsquo; fra breve. Potete intanto iniziare a tracciare i contorni del giardino che fara&rsquo; da sfondo. Federigo desidera essere immortalato in mezzo al verde, non ama i ritratti al chiuso e si aspetta da voi grandi cose.<br />- Faro&rsquo; del mio meglio marchesa.&nbsp;</p>
<p>Mi stupiva sempre osservare la grazia e la leggiadria di Alessio. La leggerezza dei suoi gesti, la lentezza esasperata di ogni movimento delle dita magre, la piega perennemente imbronciata delle labbra che sapeva trasformarsi nel piu&rsquo; luminoso e sincero dei sorrisi, i lunghi capelli neri che scendevano ribelli sulla fronte bianchissima e ne incorniciavano il volto; non mi stupiva vedere Clotilde pendere completamente dalle sue labbra. Anche ora che lo sguardo, serio e carico di tensione, tradiva la concentrazione con la quale si preparava a compiere il lavoro che gli era stato assegnato, cosciente delle aspettative che sulla sua arte erano poste dal committente, Alessio irradiava una luce particolare. Clotilde lo osservava in silenzio. Alessio le si avvicino&rsquo; e le sussurro&rsquo; qualcosa all&rsquo;orecchio. La ragazza abbasso&rsquo; lo sguardo ed abbozzo&rsquo; un sorriso, immediatamente catturato da Violante, che con un gesto imperioso della mano fece cenno ai musici di disporsi ai loro posti. Poi, avvicinatasi a Clotilde, le poso&rsquo; una mano sulla schiena mentre con l&rsquo;altra le sistemava i capelli, scomposti dalle schermaglie al cui ultimo atto avevamo assistito. Poi la prese per mano e la condusse al centro del piccolo palco di legno, le sfioro&rsquo; il viso con un dito e la bacio&rsquo; all&rsquo;angolo sinistro della bocca con una naturalezza che mi fece trasalire per sensualita&rsquo;.&nbsp;</p>
<p>- Dunque sono in ritardo ! &ndash; Federigo era arrivato in silenzio con passo felino, quasi apparso dal nulla, completamente vestito di nero come era solito fare, con I capelli corvini sciolti sulle spalle a fondersi con la cappa lunga fino a terra. Getto&rsquo; il tricorno tra l&rsquo;erba e si avvicino&rsquo; a Violante baciandole la mano.<br />- Stavamo appunto preoccupandoci per voi caro Federigo &ndash; menti&rsquo; Violante &ndash; permettetemi di presentarvi l&rsquo;artista che tramandera&rsquo; il vostro bel volto ai posteri; Alessio, il figlio del nostro fedele Severino.&nbsp;</p>
<p>Sentendosi nominare Alessio sollevo&rsquo; lo sguardo dalla tela ed incontro&rsquo; gli occhi di Federigo. Questi allungo&rsquo; la mano ad accogliere quella di Alessio, che abbozzo&rsquo; un sorriso che si spense immediatamente sulle sue labbra rosa pallido in risposta all&rsquo;occhiata profonda con la quale Federigo lo scruto&rsquo;. Vidi il sopracciglio nero del conte sollevarsi impercettibilmente e per un attimo mi parve che l&rsquo;aria si fosse come fermata. Non fui l&rsquo;unico evidentemente ad accorgermi della tensione improvvisa che si era venuta a creare: </p>
<p>- E naturalmente vi ricordate di Clotilde &ndash; disse infatti, Violante.<br />- Naturalmente, come dimenticare un cosi&rsquo; fresco fiore &ndash; </p>
<p>Il vento riprese a soffiare tra i rami del salice mentre Federigo si inchinava in un profondo baciamano che la giovane accolse con un timido sorriso.&nbsp;Pensai che Alessio, per quanto ancora giovane e insesperto, avesse fiutato il pericolo che il Conte rappresentava per la felicita&rsquo; sua e della sua giovane amica.</p>
<p>Violante era radiosa, perfettamente padrona della situazione, osservava il triangolo che lei stessa aveva creato a suo proprio vantaggio. Batte&rsquo; le mani dando cosi&rsquo; inizio alla seduta di pittura e alla musica.&nbsp;</p>
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	    &nbsp;</p>
<p>Clotilde inizio&rsquo; a cantare, Alessio a dipingere. Ma da subito intuii che c&rsquo;era c&rsquo;era qualcosa di sbagliato nell&rsquo;aria, qualcosa di imprevisto, qualcosa di cui io, che conoscevo Alessio,&nbsp; e Violante,&nbsp; che conosceva Federigo e Clotilde, ci accorgemmo subito.</p>
<p>Clotilde cantava e la sua voce, i suoi sguardi, le parole che pronunciava erano tutti per Alessio, il quale sembrava essere fuori dal tempo, lontano da quel giardino, immerso nella sua arte e negli occhi di Federigo che, anziche&rsquo; dedicarsi a Clotilde,&nbsp; non lo lasciavano per un istante. <br />Mi accorsi che tra i due era inizato un dialogo silenzioso. Mi accorsi di come Alessio non riuscisse a sostenere lo sguardo di Federigo ma tornasse ripetutamente a immergersi nella profondita&rsquo; dei suoi occhi neri, come se non potesse evitarli,&nbsp; mentre&nbsp; il pennello rallentava sempre piu&rsquo; la sua corsa sulla tela.Non capivo cosa stesse succedendo. Certo la sensibilita&rsquo; di Alessio aveva individuato in Federigo un nemico, un antagonista, e c&rsquo;era in quegli sguardi la sfida animalesca per la difesa del territorio rappresentato da Clotilde. Ma c&rsquo;era qualcosa di piu&rsquo;, qualcosa di piu&rsquo; intenso che non riuscivo a comprendere, a riconoscere. Clotilde era come scomparsa, ridotta oramai solo all&rsquo;ombra della sua stessa voce mentre cercava disperatamente di attrarre l&rsquo;attenzione di Alessio. Anche Violante sembrava paralizzata da cio&rsquo; che stava succedendo. La guardai muovere lo sguardo ripetutamente da Federigo ad Alessio e quindi a Clotilde, riuscire a catturare solo l&rsquo;attenzione disperata di quest&rsquo;ultima che invocava, cantando, una spiegazione che Violante non sapeva dare.</p>
<p>Poi vidi le labbra di Federigo muoversi ripetendo le parole che Clotilde cantava:&nbsp;</p>
<p>Vedr&ograve; con mio diletto<br />l&#39;alma dell&#39;alma mia,<br />il cor di questo cor,<br />pien di contento&nbsp;</p>
<p>avvolgendo col suo sguardo lo sguardo rapito di Alessio che aveva oramai smesso di dipingere. Poi, all&rsquo;improvviso, vidi il volto di Alessio accendersi, gli occhi neri farsi piu&rsquo; grandi mentre le sue gote pallide si tingevano di fuoco.</p>
<p>Come se quello fosse il segno che tutti aspettavano successe l&rsquo;imprevisto. Clotilde scoppio&rsquo; a piangere e scappo&rsquo; via correndo, i musici smisero di suonare, Violante si alzo&rsquo; e si diresse furibonda verso la tela che scaravento&rsquo; a terra assieme ai pennelli, lancio&rsquo; un&rsquo;occhiata carica d&rsquo;odio a Federigo e quindi segui&rsquo; Clotilde.</p>
<p>Federigo raccolse uno dei pennelli e lo porse, sorridendo, ad Alessio il quale allungo&rsquo; la mano. Quando con le dita sfioro&rsquo; la mano di Federigo vidi nei suoi occhi una luce che riconobbi subito.</p>
<p>Era la luce negli occhi della buonanima di mia moglie quando mi vide la prima volta.</p>
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		<title>stravaganza 6</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2007 08:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Henry</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[stravaganza]]></category>

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		<description><![CDATA[(Capitoli Precedenti: 1, 2, 3, 4, 5) Rari sono i momenti, nella mortale vita di ogni uomo, in cui, per l&#8217;afflato d&#8217;un istante, gli affanni e i dolori dell&#8217;umana condizione, le miserie ed i mali del mondo vengono a scomparire e, per effetto di un velo misericordiosamente tolto, la grazia e la bellezza ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<span style="font-size: 95%">Capitoli Precedenti: <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza.html">1</a>, <a href="http://www.suedive.com/?p=207">2</a>, <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza-3.html">3</a>, <a href="http://www.suedive.com/?p=212">4</a>, <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/04/stravaganza-5.html">5</a>)</span>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Rari sono i momenti, nella mortale vita di ogni uomo, in cui, per l&rsquo;afflato d&rsquo;un istante, gli affanni e i dolori dell&rsquo;umana condizione, le miserie ed i mali del mondo vengono a scomparire e, per effetto di un velo misericordiosamente tolto, la grazia e la bellezza ci si presentano dinnanzi con una tale, subitanea forza ed una sublime prepotenza, che i nostri poveri cuori ne rimangono si colpiti da interrompere, arresi, il loro affannoso battito, per inginocchiarsi davanti all&rsquo;opera di Dio. </span> </p>
<div align="justify"> </div>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify">Ricordo quel primo pomeriggio di Aprile per il verificarsi di una di tali epifanie.</p>
<div align="justify">  </div>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Don Antonio e il suo gruppo di allieve si disposero alla sinistra della cappella, poco distanti da Violante la quale, inginocchiata e apparentemente in preghiera, si trov</span><span>&ograve;</span><span> cos</span>&igrave;<span> davanti al terzetto. Clotilde e una delle giovinette rimasero in piedi, mentre l&rsquo;altra si sedette su una delle panche dietro a quella su cui io sedevo. Don Antonio estrasse da una cartella di cuoio rosso alcuni fogli che dispose su un leggio, mentre una quarta allieva, poco pi&ugrave; di una bambina, annunciava il suo arrivo con un ticchettio leggero di passi sul marmo della navata. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>L&rsquo;ultima arrivata, le gote rosse per la corsa che aveva fatto per raggiungere il gruppo, estrasse da un astuccio nero un oboe e si posizion</span><span>&ograve;</span><span>, sotto lo sguardo severo di Don Antonio, accanto alla violinista. Passarono pochi istanti di perfetto silenzio durante i quali il prete pass</span><span>&ograve;</span><span> lo sguardo sui volti delle fanciulle, come a comunicare ordini silenziosi, prima di chiudersi, esso stesso, come in preghiera, ad occhi chiusi.</span></p>
<div align="justify"> </div>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Le mie parole non potranno mai descrivere ci&ograve; che le mie orecchie udirono e vorrei in questo momento che una qualche diavoleria mi permettesse di ricreare, su questa stanca pergamena, ci&ograve; che quelle vergini pure riuscirono a creare sotto la guida del loro maestro. <br />Don Antonio come risvegliato da un millenario torpore, mosse secco il braccio destro verso l&rsquo;alto, e le due ragazze iniziarono a suonare.</span></p>
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<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Ed io ascoltai un volo di note innalzarsi verso l&rsquo;alto e riempire lo spazio bianco creando una trama, un vortice, un continuum che mi rap&igrave; lo spirito portandolo in alto, verso l&rsquo;abside e pi&ugrave; su, verso l&rsquo;Altissimo.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Poi Clotilde cant</span><span>&ograve;</span><span>: una voce si soave e limpida, che era come se il piu&#39; dolce dei cherubini fosse sceso in terra per mostrarsi a me, umile peccatore. Quella voce sublime s&rsquo;innalzava, ripida, sul tappeto di note come un vessillo di guerra,  si posava leggera su di esse, come un mantello della pi&ugrave; pregiata seta d&rsquo;oriente e poi scendeva di nuovo sulla terra a carezzare le mie stanche membra, vibranti e commosse da cotanta maraviglia. </span></p>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Indi si librava ancora, ed io la percepivo come soffio lieve, sul collo, e sentivo un calore improvviso che mi saliva dal petto e si univa a lei e con lei volava in alto, ed io con loro oltre i marmi, oltre le guglie, ancora una volta verso il cielo che mi accoglieva dimentico, per quella musica, dei miei peccati. Ad occhi chiusi seguivo quei gorgheggi, il loro avvilupparsi attorno alle note dei due strumenti, la loro fusione con questi in un crescendo che mi imperlava la fronte per quella sensualit&agrave; che traspariva, chiara, Dio mi perdoni, anche in quel luogo sacro. </span> </p>
<div align="justify"> </div>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Quando infine li aprii, scorsi Violante intenta a fissare, ricambiata, Clotilde. E per un attimo impercettibile fu come se nella cappella non ci fossero che loro, come se Clotilde non cantasse che per lei, Violante, che con le labbra tremanti seguiva le parole che uscivano dalla bocca della ragazza. E mi accorsi anche dell&rsquo;incredibile avvenenza della giovane donna, che fiera sembrava sfidare la complessit&agrave; del canto da cui era, essa stessa, rapita e fatta schiava ma nel contempo padrona assoluta, avvenenza che vedevo specchiata nello sguardo, sedotto ancorch&eacute; seducente, di Violante.</span></p>
<div align="justify"> </div>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Poi, all&rsquo;improvviso, Clotilde termin</span><span>&ograve;</span><span> di cantare. Le note dell&rsquo;oboe riempirono la cappella per alcuni attimi e infine il silenzio si riappropri&ograve; dello spazio e tutto ritorn</span><span>&ograve;</span><span> caduco e vuoto mentre l&rsquo;eco di quel miracolo lentamente si affievoliva. Scorsi ancora uno sguardo come d&rsquo;intesa tra la Marchesa e Clotilde, un muto ringraziamento della prima, un cenno impercettibile d&rsquo;assenso della seconda.</span></p>
<div align="justify">  </div>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Tanto bast</span><span>&ograve;</span><span>.</p>
<p>Due giorni dopo Clotilde fece il suo ingresso a Palazzo <span class="misspell">Belmonte</span> come giovanissima dama di compagnia della novella vedova.</span></p>
<div align="justify"> </div>
<p style="margin-bottom: 0in" class="western" align="justify"><span>Ed io ancora una volta fui cieco, ancora una volta non capii che anche quell&rsquo;evento, cos</span>&igrave;<span> apparentemente lontano da tutto ci&ograve; di cui ero stato testimone fino ad allora, faceva in realt&agrave; parte di un disegno pi&ugrave; grande, che presto avrebbe catturato nelle sue infide trame anche il mio bene pi&ugrave; caro.</span></p>
<p><strong>(continua)</strong></p>
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		<title>stravaganza 4</title>
		<link>http://www.suedive.com/2007/03/26/stravaganza-4/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 19:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Henry</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[stravaganza]]></category>

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		<description><![CDATA[(Capitoli Precedenti: 1, 2, 3) I giorni che seguirono si dipingono nella mia mente con un susseguirsi di pennellate di colori diversi. Ancora stanotte, mentre alla luce sempre piu&#8217; fioca di questo lume, cerco di dare ordine alla sequenza degli accadimenti di quei giorni, mi maraviglio per la loro rapidita&#8217; e precisione, come se una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<span style="font-size: 95%">Capitoli Precedenti: <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza.html">1</a>, <a href="http://www.suedive.com/?p=207">2</a>, <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza-3.html">3</a>)</span>
<p><span>I giorni che seguirono si dipingono nella mia mente con un susseguirsi di pennellate di colori diversi. Ancora stanotte, mentre alla luce sempre piu&rsquo; fioca di questo lume, cerco di dare ordine alla sequenza degli accadimenti di quei giorni, mi maraviglio per la loro rapidita&rsquo; e precisione, come se una mano misteriosa e attenta fosse stata dietro tutto cio&rsquo; che si verificava.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il Marchese, insospettito dalle voci che salivano dalle calli come la nebbia d&rsquo;ottobre, mi rese partecipe di un piano per smascherare i due amanti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il giorno seguente, all&rsquo;alba, si presento&rsquo; nella mia umile stanza e mi convinse ad indossare i suoi abiti e a recarmi in cotal guisa a Chioggia al posto suo. Lui si sarebbe celato nel mio studiolo, e li avrebbe aspettato tutto il giorno l&rsquo;arrivo di Federigo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Inutili furono le mie proteste e i miei tentativi di dissuaderlo. Mentre in barca mi allonanavo in abiti non miei non potei far a meno di osservare l&rsquo;ombra della Marchesa, che mi spiava da dietro le ogive della sua stanza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Passai la giornata in preda ad una strana bramosia. Nella mia mente facevo scorrere una dopo l&rsquo;altra le possibili scene a cui sapevo che non avrei mai assistito.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il Marchese non era a conoscenza del foro segreto nella mia stanza, ma attraverso le pareti non avrebbe avuto difficolta&rsquo; a sentire la presenza di Federigo. Sbrigai gli affari con meno perizia del dovuto, distratto com&rsquo;ero dai mille pensieri che mi offuscavano la mente. Poi, a notte fonda, rincasai.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il palazzo era immerso in un silenzio sinistro. Notai l&rsquo;assenza di luce nella stanza del Marchese, e cio&rsquo; mi rincuoro&rsquo; in parte. Forse, dopotutto, nulla di quanto avevo previsto era accaduto. Forse il Marchese era ancora nella mia stanza, spossato per la vana attesa ma, misero ignaro, rincuorato per il mancato incontro clandestino.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nella mia stanza trovai invece Agnese, la vecchia balia di famiglia. La povera donna scoppio&rsquo; in lacrime appena mi vide, e mi corse incontro gettandomi le braccia al collo:</span></p>
<p style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span></span><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8211; Una tragedia, sior Severino, una tragedia! &ndash; pignucolava- Il padrone era una furia. Ha urlato che l&rsquo;avebbe ucciso con le sue mani. E in cuor<span>?  </span>mio ho temuto che lo facesse. Ah sior Severino&#8230;l&rsquo;avrebbe fatto, se solo Miraldo e Il Grigio non l&rsquo;avvessero trattenuto!</span></p>
<p style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span><span><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8211; </span></span></span><!--[endif]--><span>Dunque li ha colti sul fatto?</span></p>
<p style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span><span><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &#8211; </span></span></span><!--[endif]--><span>E come non avrebbe potuto? Che tragedia sior Severino mio&#8230;che tragedia! E dovevate vederla, quella donnaccia. Che sguardo, che faccia tosta! &ndash; Agnese non smetteva di piangere anche ora che a nominare Violante i suoi occhi si eran fatti piu&rsquo; rossi di rabbia. &ndash; L&rsquo;ha cacciata dal palazzo, ha detto che la fara&rsquo; tornare nella topaia da dove viene. E a lui, a quel demonio dal viso d&rsquo;angelo, ha promesso di far assaggiare la sua spada&#8230; &#8211; </span></p>
<p style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; -</span></span><span>Su, su, Agnese, calmatevi, vedrete che tutto andra&rsquo; a posto. &ndash;</span></p>
<p style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in" class="MsoNormal"><!--[if !supportLists]--><span><span><span> &nbsp; &nbsp;&nbsp; -</span></span></span><!--[endif]--><span>Siete pazzo? Un duello per lavare l&rsquo;onta nel sangue&#8230;che il buon Dio salvi questa casa!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Federigo se ne era andato, raccogliendo la sfida a duello che si sarebbe tenuta il sabato successivo. Violante avrebbe lasciato il palazzo il venerdi. Non riuscivo a immaginare come sarebbero passati i tre giorni che ancora ci separavano da quel Venerdi. E ancora una volta, la mia immaginazione fu superata dalla realta&rsquo;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quella stessa notte, quando oramai Agnese si era ritirata nelle sue stanze, mentre anche io mi preparavo a sonni poco tranquilli, udii un mesto sciabordiio nel canale, e vidi la solita barca nera confondersi con le acque sporche. Non riuscivo a credere ai miei occhi assonnati. Quell&rsquo;uomo era un pazzo, e Violante un&rsquo;imprudente. Come poteva la loro malsana passione spingerli a vedersi ancora dopo quello che era successo? Eppure li vidi. Vidi le loro bocche unirsi con foga inaudita, osservai le loro mani muoversi rapide a slacciare calzari e corsetto, udii i loro ansimanti desideri farsi voce e urlare il loro peccato e la loro inverecondia. E per me fu un&rsquo;altra notte di peccato.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>All&rsquo;alba fui svegliato dalle risa sommesse di Violante. Appoggiai l&rsquo;occhio sul foro nel mio armadietto, appena in tempo per carpire un casto baciamano, e ascoltai solo l&rsquo;ultima frase di Federigo: &#8211; Ricorda, due gocce.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La mia anima sara&rsquo; dannata per sempre per non aver compreso allora il significato di quelle parole, e a nulla vale addurre la stanchezza del viaggio o i peccati commessi quella notte come scusanti per la mia leggerezza, che mi impedi di fare qualsiasi cosa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quando il pomeriggio seguente venni convocato dal marchese per disporre dei preparativi al duello, il Maligno aveva gia&rsquo; colpito e per il Marchese le ore erano oramai contate. Quando lo vidi, capii subito che qualcosa di terribile era successo. Si trovava infatti a letto e sudava copiosamente, lamentando forti dolori al ventre. Disse di aver mangiato troppo, e che la vicenda della sera prima aveva fatto il resto. Lo convinsi a chiamare il medico, ma non riuscii a fargli cambiare idea sul duello che si sarebbe dovuto svolgere da li a due giorni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quando il cerusico mise piede a palazzo, la situazione era peggiorata. Il Marchese riusciva a malapena a parlare, stringeva i denti, ansimava, e larghe chiazze di sudore bagavano il suo letto. Violante sedeva al suo capezzale, e chiunque non avesse assistito al litigio del giorno precedente e non avesse saputo del tradimento, avrebbe giurato sulla fedelta&rsquo; e l&rsquo;amore di quella moglie che si disperava per l&rsquo;agonia del marito. Il dottor Cappon, un vecchio pedante ed ottuso, si limitava a correrre da una parte all&rsquo;altra del letto ora prendendo un polso, ora bagnando le tempie del povero marchese. Parlava degli influssi astrali, della dissolutezza dei costumi moderni, di come le troppe feste e i sempre piu&rsquo; ricchi banchetti uniti a una smodata attivita&rsquo; fisica (e qui guardava, con sguardo riprovevole ma concupiscente, Violante) riducessero gli uomini. Citava Paracelso e le sue teorie filosofiche ungendo il petto del Marchese di orrende poltiglie colore del mosto, mentre quest&rsquo;ultimo lo fissava con occhi accesi dal dolore e dall&rsquo;odio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi, nel pomeriggio, tutto cesso&rsquo;. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dopo aver emesso un orrendo rantolo soffocato, il Marchese spiro&rsquo;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Guardai gli occhi privi di pieta&rsquo; di Violante e seppi: l&rsquo;avevano avvelenato davanti a me!</span></p>
<p><strong>(continua)</strong></p>
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		<title>stravaganza 2</title>
		<link>http://www.suedive.com/2007/03/11/stravaganza-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2007 21:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Henry</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[stravaganza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#60;&#60; stravaganza 1 Ma non lasciarti confondere, attento lettore, dalla forza delle mie odierne convinzioni, che&#8217;l tempo &#232; un grande tessitore, e gli eventi che all&#8217;occhio nostro appaiono come isolati quando ci si presentano davanti, solo a distanza di anni assumono la chiarezza del tessuto damascato Avessi avuto allora la capacita&#8217; di vedere l&#8217;orribil fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 90%"><a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza.html">&lt;&lt; stravaganza 1<br /></a></span>
<p class="MsoNormal"><span>Ma non lasciarti confondere, attento lettore, dalla forza delle mie odierne convinzioni, che&rsquo;l tempo &egrave; un grande tessitore, e gli eventi che all&rsquo;occhio nostro appaiono come isolati quando ci si presentano davanti, solo a distanza di anni assumono la chiarezza del tessuto damascato</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Avessi avuto allora la capacita&rsquo; di vedere l&rsquo;orribil fine a cui quegli eventi avrebbero condotto!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma peccherei di superbia se dicessi d&rsquo;aver scorto, <span>&nbsp;</span>nella mia ritrosia di allora ad accettare quelle nozze maledette, qualcosa di piu&rsquo; della meschina ma forse normale gelosia di un uomo che ha dedicato la sua vita intera al suo padrone, e che all&rsquo;improvviso si trovi spodestato di parte delle responsabilita&rsquo; per cui un tempo a lui solamente si faceva affidamento.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E il demonio sa bene come sedurre anche il piu&rsquo; accorto degli uomini.&nbsp;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La bellezza non era l&rsquo;unica qualita&rsquo; della nuova Marchesa di Belmonte. La sua intelligenza, la capacita&rsquo; di apprendere modi e maniere appropriati al nuovo rango, la gentilezza dietro cui abilmente venivano celati i fini piu&rsquo; bassi, sedussero infine, che Dio mi perdoni, anche me.<br />Dopo solo due mesi la trasformazione era completa: la figlia di Bartolo era morta per sempre lasciando il posto a Donna Violante di Belmonte. </span><span>E fu proprio il povero Bartolo il primo a pagare il prezzo di tale trasformazione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Io stesso consegnai al vecchio padre una lettera della figlia in cui gli veniva chiesto, con parole che mai seppi, ma di cui conobbi le conseguenze, di non fare mai piu&rsquo; visita a palazzo. </span><span>E il</span><span> vecchio, che aveva in Violante l&rsquo;unica ragione di vita dopo la morte della moglie, non si oppose alla richiesta. Ma il dolore di quel distacco crudele e forzato, chissa&rsquo; come ottenuto, fece quello che la malattia della moglie non era riuscita a fare. Al suo funerale, Violante non mando&rsquo; neanche dei fiori.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Di fiori, invece, il palazzo era pieno. <br /> Donna Violante era un&rsquo; ospite accorta e devota; aveva cosi&rsquo; in breve tempo conquistato tutta la nobilta&rsquo; Veneziana, al punto che le feste a palazzo Belmonte diventarono il fulcro della vita sociale<span>&nbsp; </span>della citta&rsquo;. Poeti e ambasciatori, principi e musici, perfino il Doge in persona, tutti in citta&rsquo; facevano a gara per essere invitati. Dio perdoni l&rsquo;anima di questo povero vecchio, per esser stata testimone di tutti gli intrighi e i complotti che hanno condotto il mondo e Venezia al decadente stato in cui viviamo oggi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tutto accadeva sotto i miei occhi, che tuttavia non vedevano.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La mia cecita&rsquo; fu tanto piu&rsquo; riprovevole quanto piu&rsquo; gli intrighi riguardavano le persone che ho amato di piu&rsquo; nella mia vita: il Marchese e il mio diletto Alessio. </span><span>Preso dalle riscossioni dei tributi a Chioggia, o dalle vendite di terreni a Nasso, non vedevo le azioni dal Male. </span><span>Non potevo vedere. E cosi&rsquo; quando una triste notte di Marzo fece ingresso a palazzo il Conte Federigo Della Spiga, cio&rsquo; che videro i miei occhi la mente non comprese. Non subito, almeno.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Era, Federigo, rampollo di una delle nobili famiglie Veneziane. Nobile la famiglia, e autentico il titolo. Rimasto orfano a vent&rsquo;anni, aveva oramai sperperato l&rsquo;intero patrimonio, faticosamente accumulato nei secoli dai suoi avi, con le donne, i dadi e chissa&rsquo; quali altre diavolerie. Si diceva a Venezia che in una notte avesse perduto il palazzo di famiglia, uno dei piu&rsquo; belli del Canal Grande e che da allora vivesse nei postriboli della Giudecca. Alto e magro, perennemente vestito di nero, portava Federigo parrucche di foggia e colori fuori dal comune, ed era l&rsquo;unico nobile veneziano, seppur decaduto, che non ricorresse mai a ciprie e belletti per schiarire la sua pelle. Ella era infatti naturalmente di un candore lunare, colore che contribuiva a conferire quell&rsquo;aspetto sinistro e spettrale per il quale il giovane era noto. Su quel volto bianco splendevano occhi color inchiostro, profondissimi e impossibili da evitare.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E Violante non li evito&rsquo;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ero intento a parlare al mio padrone quando il giovane Della Spiga fece il suo ingresso. Alla mia destra potevo vedere Donna Violante nascondere dietro al ventaglio di trine il viso sorridente a Monsignor Gabrieli; sollevando lo sguardo in direzione del cortile lo vide entrare. E i suoi occhi, per un istante di cui io fui il solo testimone, si accesero di una nuova luce, una luce che avrei rivisto solo un&rsquo;altra volta negli occhi di qualcuno al cospetto di Federigo: negli occhi di mio figlio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><strong>(continua)&nbsp;</strong></p>
<p><span style="font-size: 80%">stravaganza: <a href="http://cimari.blogspot.com/2007/03/stravaganza.html">1</a><br /></span></p>
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