stravaganza 4

(Capitoli Precedenti: 1, 2, 3)

I giorni che seguirono si dipingono nella mia mente con un susseguirsi di pennellate di colori diversi. Ancora stanotte, mentre alla luce sempre piu’ fioca di questo lume, cerco di dare ordine alla sequenza degli accadimenti di quei giorni, mi maraviglio per la loro rapidita’ e precisione, come se una mano misteriosa e attenta fosse stata dietro tutto cio’ che si verificava.

Il Marchese, insospettito dalle voci che salivano dalle calli come la nebbia d’ottobre, mi rese partecipe di un piano per smascherare i due amanti.

Il giorno seguente, all’alba, si presento’ nella mia umile stanza e mi convinse ad indossare i suoi abiti e a recarmi in cotal guisa a Chioggia al posto suo. Lui si sarebbe celato nel mio studiolo, e li avrebbe aspettato tutto il giorno l’arrivo di Federigo.

Inutili furono le mie proteste e i miei tentativi di dissuaderlo. Mentre in barca mi allonanavo in abiti non miei non potei far a meno di osservare l’ombra della Marchesa, che mi spiava da dietro le ogive della sua stanza.

Passai la giornata in preda ad una strana bramosia. Nella mia mente facevo scorrere una dopo l’altra le possibili scene a cui sapevo che non avrei mai assistito.

Il Marchese non era a conoscenza del foro segreto nella mia stanza, ma attraverso le pareti non avrebbe avuto difficolta’ a sentire la presenza di Federigo. Sbrigai gli affari con meno perizia del dovuto, distratto com’ero dai mille pensieri che mi offuscavano la mente. Poi, a notte fonda, rincasai.

Il palazzo era immerso in un silenzio sinistro. Notai l’assenza di luce nella stanza del Marchese, e cio’ mi rincuoro’ in parte. Forse, dopotutto, nulla di quanto avevo previsto era accaduto. Forse il Marchese era ancora nella mia stanza, spossato per la vana attesa ma, misero ignaro, rincuorato per il mancato incontro clandestino.

Nella mia stanza trovai invece Agnese, la vecchia balia di famiglia. La povera donna scoppio’ in lacrime appena mi vide, e mi corse incontro gettandomi le braccia al collo:

     – Una tragedia, sior Severino, una tragedia! – pignucolava- Il padrone era una furia. Ha urlato che l’avebbe ucciso con le sue mani. E in cuor? mio ho temuto che lo facesse. Ah sior Severino…l’avrebbe fatto, se solo Miraldo e Il Grigio non l’avvessero trattenuto!

     – Dunque li ha colti sul fatto?

     – E come non avrebbe potuto? Che tragedia sior Severino mio…che tragedia! E dovevate vederla, quella donnaccia. Che sguardo, che faccia tosta! – Agnese non smetteva di piangere anche ora che a nominare Violante i suoi occhi si eran fatti piu’ rossi di rabbia. – L’ha cacciata dal palazzo, ha detto che la fara’ tornare nella topaia da dove viene. E a lui, a quel demonio dal viso d’angelo, ha promesso di far assaggiare la sua spada… –

     -Su, su, Agnese, calmatevi, vedrete che tutto andra’ a posto. –

     -Siete pazzo? Un duello per lavare l’onta nel sangue…che il buon Dio salvi questa casa!

Federigo se ne era andato, raccogliendo la sfida a duello che si sarebbe tenuta il sabato successivo. Violante avrebbe lasciato il palazzo il venerdi. Non riuscivo a immaginare come sarebbero passati i tre giorni che ancora ci separavano da quel Venerdi. E ancora una volta, la mia immaginazione fu superata dalla realta’.

Quella stessa notte, quando oramai Agnese si era ritirata nelle sue stanze, mentre anche io mi preparavo a sonni poco tranquilli, udii un mesto sciabordiio nel canale, e vidi la solita barca nera confondersi con le acque sporche. Non riuscivo a credere ai miei occhi assonnati. Quell’uomo era un pazzo, e Violante un’imprudente. Come poteva la loro malsana passione spingerli a vedersi ancora dopo quello che era successo? Eppure li vidi. Vidi le loro bocche unirsi con foga inaudita, osservai le loro mani muoversi rapide a slacciare calzari e corsetto, udii i loro ansimanti desideri farsi voce e urlare il loro peccato e la loro inverecondia. E per me fu un’altra notte di peccato.

All’alba fui svegliato dalle risa sommesse di Violante. Appoggiai l’occhio sul foro nel mio armadietto, appena in tempo per carpire un casto baciamano, e ascoltai solo l’ultima frase di Federigo: – Ricorda, due gocce.

La mia anima sara’ dannata per sempre per non aver compreso allora il significato di quelle parole, e a nulla vale addurre la stanchezza del viaggio o i peccati commessi quella notte come scusanti per la mia leggerezza, che mi impedi di fare qualsiasi cosa.

Quando il pomeriggio seguente venni convocato dal marchese per disporre dei preparativi al duello, il Maligno aveva gia’ colpito e per il Marchese le ore erano oramai contate. Quando lo vidi, capii subito che qualcosa di terribile era successo. Si trovava infatti a letto e sudava copiosamente, lamentando forti dolori al ventre. Disse di aver mangiato troppo, e che la vicenda della sera prima aveva fatto il resto. Lo convinsi a chiamare il medico, ma non riuscii a fargli cambiare idea sul duello che si sarebbe dovuto svolgere da li a due giorni.

Quando il cerusico mise piede a palazzo, la situazione era peggiorata. Il Marchese riusciva a malapena a parlare, stringeva i denti, ansimava, e larghe chiazze di sudore bagavano il suo letto. Violante sedeva al suo capezzale, e chiunque non avesse assistito al litigio del giorno precedente e non avesse saputo del tradimento, avrebbe giurato sulla fedelta’ e l’amore di quella moglie che si disperava per l’agonia del marito. Il dottor Cappon, un vecchio pedante ed ottuso, si limitava a correrre da una parte all’altra del letto ora prendendo un polso, ora bagnando le tempie del povero marchese. Parlava degli influssi astrali, della dissolutezza dei costumi moderni, di come le troppe feste e i sempre piu’ ricchi banchetti uniti a una smodata attivita’ fisica (e qui guardava, con sguardo riprovevole ma concupiscente, Violante) riducessero gli uomini. Citava Paracelso e le sue teorie filosofiche ungendo il petto del Marchese di orrende poltiglie colore del mosto, mentre quest’ultimo lo fissava con occhi accesi dal dolore e dall’odio.

Poi, nel pomeriggio, tutto cesso’.

Dopo aver emesso un orrendo rantolo soffocato, il Marchese spiro’.

Guardai gli occhi privi di pieta’ di Violante e seppi: l’avevano avvelenato davanti a me!

(continua)


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