la luce dell’azzurro

ho lasciato passare alcuni giorni prima di scrivere qualcosa su Lisbona. ho aspettato che il vento fresco che dall’oceano risale la sera verso il Tago liberasse la mente da tutti quei bianchi e quegli azzurri che ti prendono e non ti danno scampo.
solo la sera appunto, il vento fresco misto agli odori delle grigliate che spuntano ad ogni angolo del Bairro Alto, riesce a calmare lo spirito accarezzando i sensi e allora capisci che tutta quella luce, tutti quei bianchi e quegli azzurri servono a prepararti, ad accogliere meglio l’arrivo del vento, di quel grande seduttore, di cui riuscirai ad apprezzare meglio le carezze. Lisbona e’ la citta della lentezza. il tempo li’, sembra essersi fermato anzi no, dilatato, tanto che i minuti sono giorni, i giorni secoli, i secoli un battito di ciglia.
le strade irte e in salita costringono a passi brevi e misurati, a respiri lunghi, e allora alzi gli occhi e scorgi un balcone con i panni stesi, una parete di maioliche bianche e azzurre (ancora), una torre merlata che osserva, vigile, tutta la piana.
e poi i caffe’, le poesie di pessoa, il vino verde. gli sguardi di questa gente di mare che e’ pronta ad abbracciarti come un amico venuto da lontano. e la notte in cui le note lontane di una cantante di fado ti riempiono di quella malinconia che tanto vorresti allontanare ma che in fondo al cuore sai che e’ la parte piu’ vera di te.


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